...da Silvia in bianco e nero a Silvia a Colori...
Sono Silvia Milani ho 50 anni e vivo a Loreo prov. di Rovigo.
Fino al 2015 ero una persona super frenetica, che non si fermava mai, che non aveva mai tempo per sé stessa, dovevo prima accontentare gli “altri” e poi…e poi non c’era più tempo.
Ma quando la vita ci lancia i segnali e noi non li cogliamo, prima o poi sarà la vita stessa a decidere per noi.
Questo è quello che è successo a me quando nel maggio del 2015 mi trovo ad affrontare la prova che la vita mi ha messo davanti la Malattia di Parkinson (MdP). Da quel momento la mia vita è cambiata.
Quando si riceve una “notizia” del genere, la tua vita e quella delle persone che hai accanto viene totalmente stravolta; cominci a fare bilanci, a pensare al futuro, tutto in un’ottica diversa. A questo punto le strade che puoi prendere sono due:
1) Ti lasci prendere dallo sconforto, cadi nella depressione lasciando che la malattia prenda il sopravvento, praticamente è come se la tua vita fosse “finita” il giorno della diagnosi.
2) Raccogli i cocci, tiri fuori tutto il coraggio, la voglia di vivere, che fino a quel momento non sapevi neanche di avere, e reagisci, decidi di essere tu il protagonista della tua vita, non la malattia, e ricominci da lì, staccandoti dall'etichetta che ti hanno dato con la diagnosi.
Io ho scelto di reagire, fortunatamente ho avuto fin da subito il supporto della mia famiglia e di figure professionali competenti.
L'INIZIO DEL MIO PERCORSO
Oltre alla medicina tradizionale, indispensabile per affrontare la malattia, ho intrapreso un percorso con tecniche alternative. A seguirmi in questo percorso ci sono sempre state Monia Targa (Target Mood Institute) https://targetmoodinstitute.com/, inizialmente attraverso la tecnica di “Somatic Experiencing”, ogni seduta comincia con l’ascolto del corpo fisico per arrivare, attraverso tutti gli altri sensi a sbloccare un trauma vissuto che sta producendo i propri effetti ancora oggi. Lo scopo, per quello che mi riguarda, era quello di risolvere i traumi che in qualche modo erano collegati con gli effetti fisici della MdP (tremore, blocchi motori, insonnia…), e in seguito anche con le “Costellazioni Quantiche Universali”. Poi c’è stata Silvia Camisotti attraverso la “Danzaterapia”. I due percorsi sembrano non avere niente in comune, invece mi sono resa conto che ogni seduta e ogni lezione erano il proseguo una dell’altra, erano sempre collegate da uno stesso filo conduttore, l’unica differenza era che lo facevano in modo diverso. Ed è proprio qui, secondo me, il punto centrale da dove parte la mia EVOLUZIONE, mi spiego meglio: quello che io trattavo in una seduta con Monia, la volta successiva mi trovavo a riviverlo nella lezione con Silvia C., questo, ovviamente, senza alcun accordo, ma semplicemente attraverso il movimento del corpo, l’utilizzo di eventuali materiali ma soprattutto senza nessun limite alla libertà di espressione del corpo. In seguito è entrata un'altra figura nel mio percorso, ma ne parlerò in una apposita sezione.
Durante una lezione di danzaterapia, come materiale, mi sono stati proposti un album da disegno e colori di vari tipi. Sempre accompagnata dalla musica, prima molto timidamente, ma poi lasciando libero sfogo all’istinto, ho cominciato a stendere i colori su un foglio. Quello che ne è uscito è il mio primo disegno! Il mio N° UNO! Mi sono sentita talmente a mio agio e con un senso di benessere che attraversava tutto il mio corpo, che da quel momento i colori sono entrati a far parte del mio quotidiano diventando la mia prima risorsa.
È stato un percorso tanto bello quanto difficile, perché trovarsi faccia a faccia con le proprie paure, i propri limiti, i propri errori, non è né piacevole, né facile. Quello che mi ha fatto continuare ad andare sempre più in profondità, erano i risultati che vedevo nei confronti della patologia. Dopo 4 anni ho ricevuto i complimenti dal mio neurologo per come la stavo affrontando, sia dal punto di vista fisico (la cura farmacologica per più di due anni non ha subito variazioni) che psicologico. E questo credetemi non ha prezzo anzi, è uno stimolo. Lavorando nel tempo, con costanza e impegno, scavando dentro di me, risolvendo traumi passati e aprendo cassetti dimenticati, e grazie alle persone che ho vicino, ho riscoperto la mia creatività che mi ha permesso di connettermi alla mia vera essenza.
Da qui inizia la mia trasformazione da SILVIA…IN BIANCO E NERO (frenetica, bisognosa di fare tutto, di accontentare tutti, ecc…ecc…) a SILVIA…A COLORI, quella di oggi, che ogni tanto si ferma per dare voce alle sue passioni e ascoltare le sue priorità. Ho cominciato a creare disegni, prima su fogli, poi su tele e…sono arrivata anche ai muri di casa… fino alla decisione di organizzare un piccolo evento dove ho esposto i miei lavori.
La cosa più bella di tutto ciò è stato constatare e poter testimoniare che è possibile trasformare un’esperienza di vita, un evento negativo in qualcosa di costruttivo.
Questo mi ha dato la spinta di andare oltre, di non fermarmi ma di continuare a creare.
L'EVOLUZIONE...
La cosa che mi stupisce di più è come, una volta entrata nel processo di cambiamento, non ho più avuto voglia di fermarmi, anzi la voglia di andare avanti, di crescere, di sperimentare aumenta di esperienza in esperienza. Ecco perché, quando mi è stato fatto notare da un amico, durante l'esposizione dei miei quadri, come in essi spesso ricorresse qualche particolare ripetuto 7 volte, oltre ad essermi indirizzata verso la numerologia Angelica, ho voluto continuare a cercare di capire meglio cosa centrasse questo numero con me, visto che per esempio, se qualcuno mi chiede: "Dimmi un numero..." io rispondo: "7", quasi in modo automatico, questa cosa aveva ormai attivato la mia curiosità, non sapevo dove mi avrebbe portato, ma non potevo ignorarla.
...CONTINUA
Tutto comincia quando, durante una lezione di danzaterapia, parlo a Silvia C. della mia curiosità verso il n°7 e lei mi suggerisce di seguire un numerologo su un canale Telegram. Mi iscrivo, così, al gruppo Telegram di Alberto Ferrarini.
L'impatto è stato abbastanza forte, da una parte mi attirava, dall'altra mi infastidiva, non riuscivo a comprendere come una persona, attraverso un audio o un video, potesse suscitare in me emozioni così contrastanti. Era vero, però, che mi trovavo di fronte a qualcosa di nuovo, fino ad allora avevo interagito con persone che mi conoscevano bene e delle quali mi fidavo proprio per il rapporto che c'era alla base, ora mi trovavo ad ascoltare una persona che parlava a me come parlava a migliaia di altre persone, che non mi conosceva, sentivo di essere uscita dalla mia zona confort e questo mi aveva destabilizzato.
Per i successivi 2 anni e mezzo entro in una specie di frullatore, provate a pensare di voler fare un frullato di frutta, potete decidere di farlo con un unico frutto, con 2, con 3…con infiniti tipi di frutti, ma il risultato, se si inseriscono troppi frutti è quello che il frullato abbia un gusto indefinito, può risultare anche poco gradevole…questo per dirvi che in questo periodo ho seguito altre figure, fatto altre esperienze, non mi sono preclusa niente, ho provato tutto, perché mi dicevo: “Sicuramente c’è una soluzione…” (riferita ovviamente alla MdP), ma quando si è fermato il frullatore e ho assaggiato il gusto, non si capiva proprio che era un frullato di frutta, era tutto un gran mescolone; ecco qua come mi sentivo io dopo questi ultimi 2 anni e mezzo di prova questo, prova quello, ecc…non mi riconoscevo più e la cosa non mi piaceva per niente…Cosa potevo fare, sentivo la necessità di tornare a dipingere ma non ci riuscivo, sentivo che dovevo cambiare qualcosa ma non sapevo proprio da che parte cominciare…ma soprattutto sentivo che non potevo “affidare” di nuovo a qualcun altro una responsabilità che era mia. Si, era proprio così…in questo ultimo periodo mi sembrava di aver fatto tante cose, in realtà, in quel frullato ci avevo messo di tutto fuori che il frutto…il frutto ero IO che sono entrata sì nel frullatore ma solo con la buccia, il picciolo, i semi, senza la polpa, senza la mia vera essenza. Avevo fatto tante esperienze delegando la gestione della malattia agli altri.
Non rinnego nessuna delle esperienze fatte, sicuramente erano necessarie, dovevo solo prendere ciò che sentivo buono per me e lasciare andare tutto il resto, non perché sbagliato, ma semplicemente perché non serviva a me. Una cosa l’ho imparata bene, però, quando si perde la bussola, l’unica cosa da fare è fermarsi, ascoltarsi e non ripartire finché non abbiamo accettato tutto, anche e soprattutto i nostri errori, e poi, piano, piano ripartire dall’ascolto del nostro corpo…la mia gamba destra, mentre sto scrivendo queste riflessioni, trema a dismisura…mi fermo e ascolto questo tremore, cosa mi sta dicendo il corpo? Se mi fermo e ascolto, anche lui si ferma, cosa vuole dirmi? Ancora non lo so, ma ho deciso di stare ad ascoltarlo, anche se mi fa paura, se mi fa sentire sola, indifesa, ma fa parte di me, ormai, e non posso ignorarlo, ho provato a farlo e ho capito, a mie spese, che non è la strada giusta.
Mi è capitato di confrontarmi con persone che portano la MdP nella loro vita ed è veramente incredibile come la NON accettazione influisca sull’andamento della malattia. La mia è progredita di più in questi ultimi 2 anni e mezzo che nei primi 7, è vero che i medici dicono che tra l’ottavo e il decimo anno c’è un peggioramento dei sintomi, ma è anche vero che in questo ultimo periodo io mi sono focalizzata solo su come guarire dalla malattia, voi direte: “Beh! Cosa c’è di sbagliato nel voler guarire!?!?” io vi rispondo: “Non c’è niente di sbagliato nel voler guarire, ma cosa si intende per guarigione? Certo che mi piacerebbe non avere più con me il Sig. Parkinson, ma quello che non va bene è voler guarire buttandolo fuori, escludendolo, senza prima averlo guardato e riconosciuto. Per poter arrivare ad una guarigione, perché no anche sul piano fisico, dobbiamo passare prima per l’accettazione, non c’è verso, come? Guardandola, ascoltandola e riconoscendola. L’esclusione, porta solo al mancato riconoscimento e non è questa la strada per la guarigione”. Ovviamente, in tutto questo la medicina ha un ruolo fondamentale, io, anche su questo fronte, ho fatto le mie scelte, ho deciso di farmi seguire da un unico neurologo, ho scelto quale e seguito sempre le cure che mi ha prescritto, l’unica cosa che “rimprovero” alla medicina tradizionale, è il soffermarsi solo sul sintomo fisico, senza andare oltre, quindi per il momento io continuerò a percorrere entrambe le strade con la speranza che prima o poi si possano unire.
CONCLUSIONE
Concludo ringraziando tutte le persone, famigliari, amici, colleghi per avermi sostenuta e continuare a farlo, in questo mio percorso di trasformazione. A Monia Targa https://targetmoodinstitute.com/ per avermi condotto per mano in questo momento della mia vita e a Silvia Camisotti, che nonostante il mio rapporto un po’ distaccato con la musica e la danza, ha creduto in me, senza mai mollare. Ringrazio tutte le altre persone che ho incontrato in questo periodo, il numerologo Alberto Ferrarini, personaggio colorito ed eclettico che mi ha condotto alla scoperta del mio collegamento con il numero 7, Serenella d'Ercole, Anima dolce e di grande conoscenza, il Prof. Tenca, Gogo e Paolo con i quali ho fatto un breve ma profondo percorso, Erika Brunello, persona dolce e molto preparata che mi ha fornito strumenti pratici di grande aiuto. Infine, rivolgo un grazie alla prova che sto affrontando per avermi scelta come testimone del CAMBIAMENTO, ma il grazie più grande lo dico a me stessa, per il coraggio, la volontà e la certezza che abbandonando gli schemi costrittivi e lasciandosi andare a ciò che sentiamo, cercando di seguire le nostre sensazioni più profonde senza aspettative ma con fiducia incondizionata nell’Universo delle infinite possibilità, possiamo affrontare le prove che la vita ci riserva, in modo costruttivo.
Silvia Milani